Di Grazia Arena

Questo lavoro, nelle due parti distinte di cui si compone,   intende proporre  una riflessione sul contesto teorico e operativo in cui si muove lo psicologo penitenziario e sui vissuti che caratterizzano la sua professionalità e, al tempo stesso, fornire un contributo metodologico sul problema centrale dell’Istituzione carceraria, quello della riabilitazione-rieducazione del detenuto.

 

Parte prima

 

Il punto di partenza dal quale non si può prescindere verte essenzialmente su tre insiemi concettuali. Il primo, costituito dal sistema di credenze, fa riferimento alla filosofia della pena; il secondo si riferisce al sistema legislativo vigente; il terzo è costituito dal sistema penitenziario (le caratteristiche del carcere in quanto istituzione).

 

Il sistema di credenze: la filosofia della pena

 

In ogni epoca e in ogni società si è cercato di combattere, di contenere, di reprimere il fenomeno della delinquenza, cioè i comportamenti e le condotte lesivi dell’integrità personale e dei principi fondamentali delle singole culture, in quanto è fine precipuo di ogni sistema sociale assicurare, attraverso l’osservanza delle leggi, il mantenimento della sicurezza dei singoli individui nonché dei valori portanti della società stessa.

Lo scopo di assicurare l’osservanza delle leggi che regolano il vivere sociale è stato ed è ancor oggi perseguito utilizzando differenti strumenti e sistemi di controllo. Il principale tra gli strumenti di controllo sociale anticriminoso è sempre stato e continua ad essere quello delle sanzioni penali. In ogni caso “tra sistema penale e sistema extra-penale di controllo sociale esiste un rapporto di proporzione inversa: quanto più si attenuano i meccanismi di controllo extra-penali tanto più si è costretti ad affidare la difesa contro il crimine all’inasprimento del sistema penale” (Mantovani F. 1984).

La pena, è comunque intesa come un “irrinunciabile strumento di controllo sociale, non essendo possibile, senza il ricorso ad essa, organizzare, gestire, far funzionare qualsiasi tipo di società. Questa affermazione, che può suonare ostica alle orecchie di alcuni, è solo frutto di concreto realismo, che nulla concede a tentazioni di eccessiva repressività” (Ponti G.1991). Si è assistito, nel succedersi storico delle varie culture, a un continuo mutare delle concrete modalità secondo le quali la pena viene esercitata, oltre che della indicazione di quali sono le condotte meritevoli di sanzioni penali.

 

Tratto da “Quaderno n.6 di Psicologia Giuridica”. Pubblicazione dello Studio di Psicologia Forense e Assistenza Giudiziaria di Milano. AUT. TRIB. MILANO N. 74 DEL 27/1/1999.

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